lunedì 14 aprile 2008

Moda e sport

Moda e sport. Complementari?
La moda e lo sport insieme da sempre, interinfluenzabili. Tesi da argomentare chiarendo il significato dei termini. Si può intendere il binomio moda e sport come l’uno il connotato dell’altro: lo sport va di moda, in diverse epoche con diverse modalità ma sempre. Ma non è in questo senso che qui vogliamo esplicitare la tesi iniziale. Quello che ho intenzione di fare è comprendere come i due ambiti, moda e sport intesi come settori sociali e di azione nonché di mercato, siano oggi entrati sempre più in relazione e denotino una particolare espressione del sé, quella dell’apparire. Vorrei evidenziare come l’ambiente sport si intreccia sempre più con l’ambiente moda in varie modalità di espressione. Lo sport è una moda e come ogni moda diviene un fenomeno sociale. La sua evoluzione è simile alla manifestazione di una tendenza. Emerge la tendenza in qualche luogo, viene praticata, viene conosciuta, viene pubblicizzata e poi diventa fenomeno di massa perdendo il connotato di tendenza e divenendo fenomeno sociale. Prendiamo il jogging, modalità di pratica sportiva tipica del mondo anglosassone per cause ambientali: grandi aree verdi e clima temperato. Il jogging era un fenomeno di nicchia, è diventato tendenza negli anni ottanta e ora è fenomeno sociale da cui si sono sviluppate diverse varianti: il running, lo step, l’walking. Tutto ciò ha creato interesse in vari strati della popolazione e nel mercato, tanto che nel settore abbigliamento si è sviluppata un’area tutta dedicata al fitness e in specifico al jogging e alle sue varianti. La moda si intreccia allo sport come accessorio indispensabile. Accessorio perché mettere una tuta o un calzoncino è la stessa cosa a livello pratico, indispensabile perché influenza la propria presentabilità sociale e la propria identificazione con il trendy e con l’in. Essere trendy ed essere in implicano altri connotati nel proprio esserci, nel proprio manifestarsi. Chi è trendy, è informato e ha disponibilità economiche o almeno lo fa credere. Chi è in non solo è trendy, ma lo è in maniera personalizzata, ha trasformato il trendy in stile personale. Vi faccio un esempio: Madonna è in, Victoria Beckham è trendy. La prima inventa e personalizza, la seconda si adegua. Questo è uno dei tanti modi in cui il binomio moda e sport si legano. Lo sport ha influenzato in maniera pregnante la moda tanto che tutta un’area del casual ha preso spunto dallo sport. Tessuti sempre più leggeri, tecnologici: non si stirano, si asciugano presto, lasciano respirare le pelle; queste esigenze, proprie degli sportivi, sono diventate d’uso comune e hanno fatto tendenza influenzando vari brand che hanno copiato tali idee e le hanno massificate. Oggi tendiamo a scegliere questo tipo di abbigliamento perché pratico e comodo ma anche perché bello. La bellezza nell’abbigliamento sportivo è una novità degli anni 90 2000 che tutti APPREZZANO anche gli stessi sportivi. In questo caso prima lo sport ha influenzato la MODA poi la moda ha influenzato lo sport. Lo sportivo è spesso trendy e si presenta tale sul campo di gara e fuori. Viene usato come testimonial di varie marche sportive e non, perché il suo esserci nel mondo è di moda e così il suo apparire rispecchia la moda. Essere di moda per prestazioni sportive crea il personaggio che diventa esso stesso fenomeno di moda.
Fino a qui abbiamo visto gli intrecci più comuni fra moda e sport che si sono manifestati a livello sociale negli ultimi anni. Ma perché ciò è avvenuto? Cosa ha provocato tale interscambiabilità? Qui adopero temi già trattati in alcuni articoli e brevi saggi pubblicati in rete che sono secondo me dei ritorni imprescindibili. Nel nostro tempo si è praticato un sempre più esigente e attento culto del corpo. Il corpo è la nostra vetrina e il nostro biglietto da visita. In una società dedita all’immagine e pregna di immagini come la nostra, il corpo è ciò che si manifesta per primo e che per primo viene osservato e apprezzato. Chi ha un bel corpo è socialmente accettato immediatamente, non deve dimostrare nulla, almeno all’inizio di qualsiasi rapporto e relazione. Poi saranno importanti altre doti: quali l’intelligenza nel porsi ma al momento dell’incontro ciò che viene guardato è il corpo. E ciò vale sia per la componente maschile che per quella femminile, si va verso l’oggettivazione della persona, nel momento dell’incontro, preludio del riconoscimento dell’altro, ci si presenta con il corpo e solo con quello. Si vive sempre di più e sempre con maggiori agii, ciò ha portato ad apprezzare in maniera forte il lato estetico del nostro esserci e quindi il corpo. Il corpo va curato, il corpo va abbellito. Ed ecco allora il binomio moda e sport: si cura il corpo con lo sport e lo si fa in bello stile. Lo stile è diventato un connotato del benessere sociale ed esistenziale. Se hai stile, stai bene con te stesso e con gli altri. Ciò significa che hai acquisito un certo status sociale ma anche che stai bene con te stesso e sai gestire le relazioni. Lo stile è sinonimo di sicurezza del sé e della gestione corretta della relazione con l’altro. Il culto del corpo significa bellezza e salute, due valori della società contemporanea che sono in continua evoluzione e assumono connotati sociali (che ho già descritto), psicologici e psicanalitici: piacersi è piacere all’altro e aiuta nella relazione normale e amorosa. La componente libidica lavora sotto ai rapporti e li influenza, il corpo è il veicolo di tale lavorio. Lavorare con un collega o una collega piacevole a vedersi allieta il tempo trascorso insieme e quindi anche il risultato. Essere belli è sempre più importante per tutti e a tutti i livelli. Il binomio moda e sport è in funzione di tale mitizzazione del sé esteriore.

giovedì 27 marzo 2008

Vivi secondo natura è un motto sportivo?

Motto stoico sempre saggio. Vale ancora oggi? E soprattutto vale per lo sport? Vivi secondo Natura implica la conoscenza della natura e il proprio adattamento ad essa. Ora per quanto riguarda l’uomo possiamo ricordare che possiede una natura propria e che tale natura interagisce con l’ambiente. Considerando quanto da me già esposto (Filosofia dello sport) ritengo che la natura umana sia un’interazione dialogica fra mente e corpo. E tale interazione dialogica si relazioni poi ulteriormente ad altro e tale altro può essere l’ambiente. Lo sportivo sviluppa spesso una perfetta interazione dialogica con il suo corpo; non altrettanto con l’ambiente perché l’ambiente non è da lui direttamente controllabile. Se tiro un calcio al pallone troppo forte non va in rete; se abbasso troppo il braccio per la schiacciata il pallone mi rimbalza in faccia. Non ho calcolato il rapporto con l’ambiente e ho pensato solo al potenziamento del mio gesto atletico. Mi sono reso conto di essere forte e di aver lavorato bene sul mio muscolo ma non ho calcolato l’impatto ambientale che la mia forza ha e quindi sono giunto lo stesso all’errore. Non basta il dialogo con se stessi per essere un buon atleta e ottenere cosi risultati proficui; bisogna calcolare anche altre variabili e una di queste è la natura esterna. Tutti i fattori ambientali sono fondamentali per la buona riuscita di un gesto sportivo e devono essere considerati. Questo per quanto riguarda il dialogo con l’altro.

Nel dialogo con si stabilisce un equilibrio fra la propria mente e il proprio corpo; l’allenamento ci permette di conoscere il nostro corpo e l’influenza che ha sulla nostra mente. Mentre lo potenziamo ne conosciamo tutte le caratteristiche. Ne conosciamo la sua natura appunto. In questo modo però noi stiamo forzando la nostra natura perché le imponiamo ritmi e pressioni per raggiungere un risultato atletico. Capita che la potenziamo inesorabilmente ed eccessivamente. Il rapporto con la natura è fatto dall’equilibrio che si stabilisce con essa ed è determinato da una gestione del limite; nello sport ciò non avviene perché si tende a superare tale limite e quindi la nostra natura, rompendo l’equilibrio stabilitosi. Ciò porta sicuramente al risultato sportivo ma a lungo andare causa il degenerarsi del rapporto con la natura stessa, il corpo forzato è potenziato in maniera disequilibrata e alla lunga subirà dei tracolli. Strappi muscolari ne sono spesso un segnale. E allora che fare? Impedire agli sportivi di esserlo? Gli sportivi non hanno una vita più sana rispetto agli altri? NON MANTENGONO AL MEGLIO LE PROPRIE CONDIZIONI PSICOFISICHE, NON DIALOGANO IN MANIERA PERFETTA CON IL PROPRIO CORPO? Certo. Però si ritiene che la stagione sportiva possa avere un inizio e una fine e che pur essendo soggettiva vada calcolata e considerata nel rapporto con la natura per gestire al meglio l’equilibrio con il sé una volta ritrovato. Un atleta può durare qualche anno (uso Il termini “qualche” perché dipende dal soggetto e dallo sport che pratica) ai massimi livelli dopo vi sono le cadute. Comprendere questo limite è rispettare la propria natura e adeguarsi ad essa per ritrovare l’equilibrio con se stessi ed essere sereni. La serenità deriva dall’equilibrio e ciò vale sempre anche nello sport. Mantenere un giusto equilibrio e un perfetto dialogo con se è comprendere anche questi limiti frenando la propria attività sportiva ed adeguandola alla propria natura che cambia e si modifica con il passare del tempo.

“Vivi secondo natura” è un motto sportivo se non si pensa di essere nature straordinarie più del dovuto. I talenti non sono eterni e si curano dalla fase crescente alla loro fase calante adeguandovisi.

sabato 1 marzo 2008

L'educazione passa dallo sport

Questo post apparirà su entrambi i miei blog di Google perché credo fermamente nel valore educativo dello sport. Lo sport educa la mente attraverso il corpo. Gli antichi, greci e romani, avevano talmente chiaro il concetto da renderlo parte integrante dell'educazione del fanciullo fin dalla tenera età. Platone, il più astratto dei filosofi, apprezzava lo sport quanto la matematica e nell'educazione del futuro governante non c'era solo la filosofia ma c'era l'attività fisica. Noi contemporanei, dopo anni di vita sedentaria nelle nostre poltrone d'ufficio, riscopriamo il valore dell'attività sportiva e sembra che anche il Governo, oramai decaduto, ne abbia appreso l'importanza permettendo (nella finanziaria è previsto) di detrarre dalle tasse una percentuale per le attività sportive dei propri figli.Cosa insegna lo sport? Insegna la costante educazione alla fatica e al rigore nonché l'allenamento all'esercizio. Valori indispensabili nel quotidiano di ognuno da bambini fino alla vecchiaia. Portare a termine un compito fa parte della vita, continuare anche quando ci si sente sconfitti aiuta a rispondere alle disfatte e a trovare soluzioni. Lo sport come la filosofia allena la mente perché propone alternative alla resa. Non arrendersi nel mondo feroce e individualista che oggi ci troviamo di fronte è una grande risorsa e lo sport la propone come modus operandi costante.

domenica 17 febbraio 2008

egocentrismi sportivi

Lo sportivo è egocentrico?
L'ego di un atleta è più grande?
Viene educato all'egocentrismo?
Domande che mi pongo da un po' di tempo e sulle quali ho riflettuto già altre volte. Devo dire che un atleta lavora moltissimo sull'autostima e sulla sicurezza che gli servono per riuscire nelle prestazioni sportive. Devo anche dire che l'egocentrismo è sicuramente una parte del carattere e quindi è soggettivo. Non tutti gli atleti sono egocentrici ai massimi livelli. Però una piccola componente di egocentrismo più accentuata rispetto a coloro che conducono un'esistenza normale esiste. Esiste perchè serve. Serve per lottare, serve per primeggiare, serve per amarsi e convincersi che in quell'occasione (la gara) si può essere i mgliori. Fin qui nulla di male.
Ma quanto l'egocentrismo lede i rapporti personali? Con l'allenatore e con le persone care?
QUANTO L'ATLETA VEDE Sè E NON VEDE L'ALTRO? O LO VEDE SOLO IN FUNZIONE DI Sè? RIESCE L'ATLETA AD ESSERE OBIETTIVO NELL'ANALISI DEL Sè O NON FALSATO E FILTRATO DAI PROPRI MERITI SPORTIVI? COME A DIRE: SONO FORTE IN CAMPO E QUINDI ANCHE NELLA VITA. ATLETI RISPONDETE, SE POTETE.
il confronto e' molto gradito.

sabato 2 febbraio 2008

bravo!

Non sarò certo l'ultima che lo sostiene. la scuola del calcio come scuola di sport non è in serie A ma nelle categorie inferiori. Sono andata a vedere la partita oggi perchè giocavano persone amiche e ho visto un bel gioco di squadra, affiatato e sereno, soprattutto sereno. Dove la cosa più importante era certo fare goal per vincere ma soprattutto era giocare e dare il meglio di sè per gli altri. Lo sport è aggregazione, lo sport è convinzione, lo sport è realizzazione ma non del mercato, di sè e questi ragazzi, che oggi hanno fatto un regalo alla loro professoressa, hanno giocato per sè. Questo è stato il regalo più bello perchè ho goduto lo spettacolo.

lunedì 28 gennaio 2008

Lo sport è cultura?

Io credo di si. Lo sport educa alla cura di , del corpo e della mente. Permette di conoscere e gli altri, educa alla sfida, al confronto, al giudizio. Lo sport è rigore e disciplina, è linearità etica (stabilire uno scopo e perseguirlo). Lasciamo stare quello che succede nei nostri stadi, la mancanza di rispetto di ciascuno verso tutti. E' inciviltà che atavicamente caratterizza l'uomo e riemerge in momenti di crisi come il nostro e nello sport dove tutti ci si sente più liberi. Ma sarà vero? Non è che perdiamo di vista l'essenza dello sport perché ci concentriamo solo sul calcio? Perché lo riteniamo l'unico sport degno di nota? Cosa è rimasto di sportivo nel calcio? Le regole sulla carta, perché in campo si vede di tutto (spettacolo, insulti, ingiurie, balletti) ma non lo sport. Lo sport è altro, è la misura dell'uomo con se stesso visualizzata nella sfida che la caratterizza. Nel calcio la sfida dell'avversario sembra essere in secondo piano, la cura del come sportivo è seconda alla cura del in quanto vip. L'immagine della squadra atletica è seconda all'immagine della squadra mercato e quindi merce. Lo sport è cultura, il calcio è divenuto bestiale. Ritengo quasi alienante: non si sa più perché si gioca se non per guadagnare denaro e fama per e per la squadra. Il gioco non è questo, lo sport non è questo. Torniamo al tema: la cultura è arricchimento (ma non materiale - spirituale) e il vero sport lo è. Il calcio?